l'nfermiere ingoia
di ares7 Voto complessivo: 5

Sei mesi fa feci un incidente d’auto e mi ruppi un braccio. Avendo riportato anche un lieve trauma cranico e alcune complicazioni alla vista fui ricoverato in Semeiotica, in attesa di accertamenti per escludere cose più serie. Il reparto era mezzo vuoto. “Meno male – pensai io – posso almeno sperare di riposare un po’”. Quell’incidente, infatti, per fortuna poco grave, mi sembrava addirittura una buona occasione per fermarmi un po’ dopo una chiusura annuale davvero troppo carica di lavoro. Mia moglie veniva a farmi compagnia durante il giorno, ma la sera tornava a casa col nostro figlioletto, dato che stavo più o meno bene e, essendoci pochi pazienti in ospedale, ricevevo l’assistenza necessaria per fare le cose più essenziali, come lavarmi e mangiare. <br>Mi ero infatti rotto il braccio destro e, non essendo abile con la mano sinistra, trovavo difficili i movimenti più fini. Riuscivo tuttavia a fare pressoché ogni cosa. Anche dal punto di vista sociale non me la passavo male: già dal primo giorno di degenza feci infatti conoscenza con Mariano, un infermiere molto giovane e molto apprezzato in tutto il reparto per il suo spirito d sacrificio e la sua gentilezza. Era un ragazzo moro, non troppo alto e di costituzione piuttosto massiccia. Era anche molto peloso, lo si vedeva chiaramente dal ciuffo di peli che spuntava dalla scollatura del suo camice, e anche dalle braccia forti che teneva sempre scoperte. Insomma, Mariano era un tipico manzo mediterraneo, e aveva anche un certo successo con le sue colleghe di reparto che lo punzecchiavano e gli lanciavano frecciate su certe occhiate che alcune pazienti gli rivolgevano durante la giornata. Io, dalla mia, cominciai a prendere in simpatia quel giovane che, non appena poteva, veniva da me per fare due chiacchiere e per chiedermi se avevo bisogno di qualcosa. Lo faceva con tutti, ovviamente, ma sentivo che tra noi c’era un ‘feeling’ speciale. Mi disse che aveva 23 anni e che era fidanzato, e anche la sua fidanzata era infermiera, ma in un altro ospedale. Mi parlava dei suoi piani futuri e mi faceva molte domande sul mio matrimonio. “Perché, vuoi sposarti anche tu?” gli feci, e lui rispose che gli sarebbe piaciuto, ma che prima di fare il passo sentiva di dover fare altre esperienze. Io non indagai oltre, ma notai che arrossì leggermente e fuggì il mio sguardo. Quel ragazzo era intrigante e mi faceva venire strani pensieri, ma me ne stetti in pace senza approfondire troppo l’argomento. <br>La terza notte che ero lì Mariano era di turno e stavamo parlando del più e del meno, quando cominciai a sudare e avere dei tremori. Evidentemente la terapia che mi avevano somministrato nel pomeriggio cominciava a darmi qualche effetto collaterale. “La sospendiamo subito” fece Mariano, e mi diede assistenza in quel periodo di malessere. Quando mi ripresi il mio letto era inzuppato di sudore, e io anche. Mariano mi propose di cambiare lenzuola e pigiama. Io sorrisi e accettai, ringraziandolo. Rispose al mio sorriso con il suo, davvero irresistibile. <br>Dopo aver messo le lenzuola fresche Mariano mi portò al bagno e senza esitare cominciò a svestirmi. Io dissi che potevo fare da solo, anche se con un po’ di fatica, ma lui disse che era il suo mestiere e potevo lasciarlo fare tranquillamente a lui. Ero divertito e un po’ eccitato dalla situazione. Da un po’ di tempo infatti mi frullava in testa l’idea di provare un rapporto sessuale con un altro maschio. Ma scacciai da me questo pensiero. Mariano faceva il suo lavoro, e io dovevo fare il mio, cioè fare il paziente che si presta e non crea problemi. Eppure c’è da dire che era una settimana buona che non sborravo, e mi sentivo parecchio sensibile. Lottai con me stesso per pensare a qualcosa di spiacevole, ma quando Mariano mi tolse il pigiama e gli slip insieme, scoprii che il mio uccello era un po’ barzotto. Mariano non sembrò farci caso e mi spinse sotto la doccia; poi, dopo avermi inguainato il braccio con un telo impermeabile, cominciò a farmi la doccia e mi insaponò con una spugna, la mano inguantata. Arrivato al cazzo lo massaggiò a lungo, coglioni compresi, al che io sentii che arrivava un’erezione che provai a ritirare, ma senza successo. Gli dissi: “Mariano, basta così o succede una cosa imbarazzante!” e lui disse: “Ma va là! Secondo te non succede mai? Stai tranquillo, siamo tra uomini!”. Io sorrisi e, seppure imbarazzato, lo lasciai fare. Lui, per niente intimorito, continuò, e ogni tanto tornava a insaponarmi il cazzo, anche se ormai era ben pulito! La nerchia intanto era diventata rossa ed enorme, 20 cm di fava grossa e venosa gli pulsavano in mano ogni volta che ci passava col sapone. Mariano mi guardava bene l’uccello, notai, sembrava decisamente interessato alla merce, e prese a massaggiarlo senza spugna. Poi si tolse i guanti, mi guardò e fece, con aria complice: “Senti, ma non ti fa pena questo poveraccio? Perché non lo fai un po’ rilassare? In questi casi la cosa più normale è farsi una sega!”. Io risposi con candore che con la mano sinistra avevo qualche difficoltà e lui, rapido e già pronto alla mia risposta, mi prese l’uccello in mano e cominciò a menarlo. Aggiunse: “Tranquillo, ci sono io!” sempre sorridendo. Quel cazzo di Mariano! Era una sorpresa continua! Gli chiesi: “Ma fai così con tutti?” E lui: “Ma no! È che di te mi fido!” diceva, mentre mi massaggiava la banana che gli vibrava in mano. Mentre Mariano mi tirava quel segone inatteso notai che anche lui aveva il cazzo duro. La cosa non mi stupì. Glielo feci notare: “Vedo che ti piace…” e gli indicai il bozzo nei pantaloni bianchi. Lui arrossì e mi disse: “In effetti la cosa mi eccita un po’”. Fece una pausa. Ormai il ghiaccio era rotto. Si mise in ginocchio, con la faccia davanti al cazzone gonfio, e mi fece: “Com’è grosso… posso prenderlo un po’ in bocca?”. Io, che ormai ero eccitato e volevo solo sborrare, gli dissi: “Certo, accomodati pure!” e Mariano cominciò a farmi un pompino bagnato e ingordo. Ciucciava il cazzo come un cucciolo famelico. Sembrava non aspettare altro. Gli chiesi: “è la prima volta?” e lui annuì senza togliersi il cazzo dalla bocca. Chissà se era vero… Io gli spinsi la cappella in gola e lo presi dalla nuca con la mano sinistra, fottendogli quel buco scivoloso e caldo. Mariano cominciò ad ansimare, e io ad eccitarmi sul serio. Lo incoraggiai con alcune frasi che sembravano eccitarlo ancor di più, a giudicare dalla foga con la quale mi spompinava l’uccello. “Bravo… continua… ti piace il cazzo in gola?” e lui grufolava e annuiva, afferrandomi le chiappe e infilandosi la mazza fino in fondo alla gola. Io continuai: “Sei bravo… un succhiacazzo nato! Continua così, che mi fai sborrare”. Ormai parlavo come un maiale infoiato, e lui apprezzava, maiale più di me. Infine tirò fuori la mia ceppa dalla sua bocca solo per dirmi con voce vogliosa: “Sborrami in gola, per favore. Voglio sentire che sapore ha. La voglio ingoiare…” La cosa mi fece un effetto pressoché immediato e cominciai stantuffargli la gola e a scoparla mentre gli dicevo, ormai totalmente disinibito: “Bravo il mio pompinaro succhiacazzo. Ingoia tutta la nerchia. Senti com’è grossa? Ti piace eh? Ingoia tutta la banana, maiale!” e lui gemeva e pompava come se non volesse altro al mondo. Infine dissi: “Vengo… Ti innaffio la gola, porco. Bevi!” e incominciai a rovesciargli in gola fiotti e fiotti di sborra, che lui ingoiò mugolando. <br>Da allora il mio soggiorno in ospedale fu molto piacevole, e tornai a casa con le palle vuote e un nuovo amico con cui giocare di tanto in tanto... <br>

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